Con i “Fake Exhibitions Posters” Felix Humm inizia un gioco. Sente che è arrivato il momento di valorizzare tutto il resto della sua produzione visiva come fotografie, fotocopie, scansioni, polaroid e tutte le tecniche di stampa mescolate a china, carboncino, gesso, le sculture, i rilievi, dipinti a olio, disegni. Capisce che il suo modo, da Graphic Designer, per tenerle vive è quello di sussumerle nel proprio lavoro di grafico, di portarle nel contesto della sua professionalità. Le fissa nella forma del poster. Per restituire quindi la dignità che spetta loro, inventa delle occasioni espositive fittizie e concepisce i manifesti di ipotetiche mostre. A ogni tipologia d’intervento artistico associa una sede appropriata, e fissa una data spostata in un futuro così lontano da rendere esplicito il gioco. Del resto è del nostro tempo l’attenzione spasmodica rivolta ai gadget piuttosto che agli eventi cui sono legati, ed è figlia di questo tempo l’idea di una mostra di poster di mostre… mai realizzate! Le opere originali esistono, hanno ispirato i manifesti che testimoniano l’esistenza di opere d’arte virtualmente presenti. Un gioco di rimandi, un’oscillazione tra realtà e virtualità in cui quello che resta di tangibile e centrale è la concezione grafica dei manifesti, una ricerca che continua a far parte delle sue corde e che accoglie in sé un’immensa produzione artistica presente in assenza.
Con i “Fake Exhibitions Posters” Felix Humm inizia un gioco. Sente che è arrivato il momento di valorizzare tutto il resto della sua produzione visiva come fotografie, fotocopie, scansioni, polaroid e tutte le tecniche di stampa mescolate a china, carboncino, gesso, le sculture, i rilievi, dipinti a olio, disegni. Capisce che il suo modo, da Graphic Designer, per tenerle vive è quello di sussumerle nel proprio lavoro di grafico, di portarle nel contesto della sua professionalità. Le fissa nella forma del poster. Per restituire quindi la dignità che spetta loro, inventa delle occasioni espositive fittizie e concepisce i manifesti di ipotetiche mostre. A ogni tipologia d’intervento artistico associa una sede appropriata, e fissa una data spostata in un futuro così lontano da rendere esplicito il gioco. Del resto è del nostro tempo l’attenzione spasmodica rivolta ai gadget piuttosto che agli eventi cui sono legati, ed è figlia di questo tempo l’idea di una mostra di poster di mostre… mai realizzate! Le opere originali esistono, hanno ispirato i manifesti che testimoniano l’esistenza di opere d’arte virtualmente presenti. Un gioco di rimandi, un’oscillazione tra realtà e virtualità in cui quello che resta di tangibile e centrale è la concezione grafica dei manifesti, una ricerca che continua a far parte delle sue corde e che accoglie in sé un’immensa produzione artistica presente in assenza.